Kirill e sua mamma

Da una fredda Mosca ancora una storia vera narrata con semplicità e intensità da padre Giovanni Guaita sulla sua pagina Facebook.

Il 9 ottobre ho ricevuto sul cellulare un messaggino da una certa Irina, che non conoscevo. Mi diceva che il mio telefono l’aveva avuto dal reparto perinatale del nostro hospice per bambini, e che era in attesa di un bambino cui era stata trovata un’anomalia genomica, la trisomia totale del cromosoma 22. In genere questa anomalia è ritenuta “non compatibile con la vita”, provoca quasi sempre aborto spontaneo nel primo trimestre di gravidanza, altrimenti comporta grave rischio per la vita della madre e ha conseguenze pesantissime per la vita del bambino. Per questa ragione i medici consigliano sempre l’aborto, in questo caso specifico insistevano fortemente. Irina però non voleva abortire.

Ci siamo scritti e telefonati, io le ho detto che la decisione doveva essere comunque sua e di suo marito, che l’unica cosa che potevo dire io è che noi cristiani riteniamo che la vita e la morte non ci appartengono. Poi sono passati due mesi nei quali ho pregato per Irina, perché avesse il sostegno dello Spirito nella sua decisione, e per il suo bambino.

Domenica Irina mi ha scritto che la stavano preparando per il cesareo. Oggi mi ha scritto che il bambino è stato battezzato col nome di Kirill. La situazione non è semplice, il bimbo ha la polmonite, altri problemi con lo stomaco, e ancora altro. Ma è nato, è vivo. Lui e la mamma.

Allora ho scritto a Irina: “Non ricordo se le ho detto che anche io sono nato come il suo bambino. C’era un serio pericolo per me e mamma, i medici consigliavano in tutti i modi l’aborto, tanto più che io sono il terzo e le mie sorelle avevano uno e due anni. I colleghi dicevano a mio padre, medico, che era un incosciente per il fatto che sosteneva la mamma nella sua decisione di non abortire. Invece Maria, mia sorella maggiore, che aveva 2 anni, nei giorni prima del parto entrava piano piano in camera della mamma, le poggiava le manine sul pancione e le diceva: “Vedrai, mamma, andrà tutto benissimo”… Se più di 50 anni fa la mamma avesse preso un’altra decisione, io non avrei potuto sostenere lei, cara Irina. Perciò le chiedo di pregare per mia madre Maria Pia, che ha 93 anni ed è “sul rettilineo finale”. Come anche io prego per lei e il piccolo Kirill.

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