Ventunesima Domenica dopo Pentecoste

1 novembre / 19 ottobre 2020 – Domenica

Domenica 21a dopo Pentecoste. Non c’è digiuno. Tono 4°. Profeta Gioele (800 a.C.), mart. Varo e con lui sette insegnanti cristiani (c. 307). Trasferimento delle reliquie del ven. Giovanni di Ryla. Della beata Cleopatra (327) e di suo figlio Giovanni (320); dello ieromart. Zadok, vescovo della Persia, e con lui 128 martiri (342); Sinassi dei santi della metropoli di
Arkhagel’sk. Dello ieromart. Sergio Pokrovskij, presbitero (1937).

Apostolo: Gal 2:16-20.

Vangelo: Lc 8, 5-15.

«Il seminatore uscì a seminare la sua semente. Mentre seminava, parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la divorarono. 6 Un’altra parte cadde sulla pietra e appena germogliata inaridì per mancanza di umidità. 7 Un’altra cadde in mezzo alle spine e le spine, cresciute insieme con essa, la soffocarono. 8 Un’altra cadde sulla terra buona, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per intendere, intenda!». 9 I suoi discepoli lo interrogarono sul significato della parabola. 10 Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo in parabole, perché vedendo non vedano e udendo non intendano. 11 Il significato della parabola è questo: Il seme è la parola di Dio. 12 I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dai loro cuori, perché non credano e così siano salvati. 13 Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, accolgono con gioia la parola, ma non hanno radice; credono per un certo tempo, ma nell’ora della tentazione vengono meno. 14 Il seme caduto in mezzo alle spine sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano sopraffare dalle preoccupazioni, dalla ricchezza e dai piaceri della vita e non giungono a maturazione. 15 Il seme caduto sulla terra buona sono coloro che, dopo aver ascoltato la parola con cuore buono e perfetto, la custodiscono e producono frutto con la loro perseveranza.

Luca 8, 4-15

La parabola del seminatore è insieme a quella della zizzania (Mt 13,25-30.36-43), l’unica parabola che viene accompagnata dalla sua spiegazione, offerta direttamente da Gesù e sulla quale c’è ben poco da dire o da capire, tanto essa è nitida nel suo significato, che diventa perfino imbarazzante commentarla.

Ci sono però alcune particolarità riportate nella versione lucana che vale la pena sottolineare, a cominciare dal rapporto tra il seminatore e la sua semente. I Padri della Chiesa sono concordi nel vedere nel Seminatore il Cristo stesso mentre la semente, come ci dice la parabola, è la Parola di Dio. Luca ci dice che il seminatore semina grandemente la sua semente (Lc 8,5) sottolineandone il rapporto strettissimo ed è proprio così la Parola letta e ascoltata conduce sempre alla Persona vivente del Verbo.

Questa Parola viene data a tutti, con fiducia e generosamente ma è solo nel discepolo che questa Parola si rivela, si spoglia della sua veste di parabola e diventa vita in Cristo, svelamento del mistero del Regno di Dio.

Il rapporto discepolo-Parola è declinato dal Salvatore stesso: in principio c’è l’ascolto con cuore “buono e bello” a cui sono indispensabili la custodia e la perseveranza nella e della Parola.

Questa sua spiccata virtù, quella della perseveranza, frutto della pazienza, quale capacità di sopportare le prove e di resistervi, costituisce per Luca l’elemento fondamentale della salvezza. Non è un caso, infatti, se il terzo evangelista concluderà una pericope tutta dedicata alle persecuzioni a cui il credente è sottoposto (21,12-18), affermando: “nella vostra pazienza guadagnerete le vostre anime” (21,19). Pazienza e perseveranza che si radicano in un cuore “bello e buono”, resi in greco da Luca con due significativi aggettivi qualificativi, che incarnano l’ideale della bellezza e dell’armonia propria degli eroi greci: “ kalós e agatós (v.15), ai quali va la corona della vittoria. Similmente ad essi, i credenti che hanno conformato la propria vita alla Parola ed hanno saputo superare la prova a causa della Parola, anche questi riceveranno la corona della vittoria: “Beato l’uomo che sopporta la prova, poiché dopo essere stato provato riceverà la corona della vita che (il Signore) ha promesso a quelli che lo amano” (Gc 1,12).

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