Natività della Ss. Madre di Dio

21 settembre / 8 settembre 2020 – Lunedì

Natività della Ss. Madre di Dio e sempre vergine Maria

Apostolo: Filippesi 2, 5-11

Vangelo: Luca 10, 38-42 e 11, 27-28

38 Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. 39 Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; 40 Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 41 Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, 42 ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta». 27 Mentre diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: «Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!». 28 Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Le ultime battute del brano evangelico di Luca che la liturgia ci propone per la festa della Natività della Madre di Dio ci possono dare il senso e la chiave di comprensione di questa prima e solenne festività dell’anno liturgico. Come questa donna anonima che leva la sua voce dalla folla anche i padri, la Chiesa stessa e anche noi esclamiamo: “beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!”. Della Madre di Dio, sia i padri che tutta la liturgia ne parlando inneggiando a Lei, esaltandola, usando iperboli e lodi: “più venerabile dei cherubini e incomparabilmente più gloriosa dei serafini”. Ci riferiamo così alla Madre di Dio perché – come ci ricorda il padre Sergej Bulgakov – Ella “è la gloria del mondo, è il mondo glorificato in Dio e presso Dio, che possiede Dio e lo fa nascere”.

Veneriamo la Santa Vergine perché in Lei si realizza quella beatitudine indicata dal Salvatore per coloro che “ascoltano la parola di Dio e la osservano” consapevoli che nella Madre di Dio non c’è solo ascolto e osservanza della Parola, ma la Parola, il Verbo di Dio in Lei si fa carne per compiere il disegno della Salvezza. Per dirla sempre con il padre Bulgakov noi veneriamo la Madre di Dio perché Ella “diviene una manifestazione della Sapienza trinitaria, in cui il Verbo divino, generato da Dio, viene abbracciato dallo Spirito Santo”.

Questa festa posta all’inizio del cammino dell’anno liturgico contiene tutti gli elementi della storia della Salvezza, la nascita della Madre di Dio prepara e prefigura la nostra Salvezza e non è un caso che il contacio della festa veda nel natale della Santa Vergine anticipate tutte le conseguenze dell’incarnazione del Salvatore: “Gioacchino e Anna furono liberati dall’obbrobrio della sterilità, e Adamo ed Eva dalla corruzione della morte, o tutta pura, per la tua natività; questa festeggia il tuo popolo, riscattato dalla schiavitù dei peccati, acclamando a te: La sterile partorisce la Madre di Dio e nutrice della nostra vita”.

Non è un caso che nei vespri della festa si parli di “gioia universale” per la nascita della Madre di Dio, oggi non si celebra un privilegio di una creatura ma il privilegio che grazie a questa creatura viene esteso a tutti: Maria santissima infatti è la piena realizzazione dell’umanità deificata per grazia.

Nella tradizione slava la festa di oggi viene detta “malaia prechistaia” (Малая Пречистая), la piccola tuttapura, che ricorda un po’ le raffigurazioni occidentali di Maria bambina. Si tratta di una bella suggestione, perché così come nei bambini intravediamo destini e percorsi così nella malaia prechistaia possiamo scorgere il destino di gloria e di luce dell’umanità.

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