Domenica quindicesima dopo Pentecoste

20 settembre / 7 settembre 2020 – Domenica

Domenica 15a dopo Pentecoste, prima dell’Elevazione. Non c’è digiuno. Tono 6°. Prefesta della Natività della Madre di Dio. Del mart. Sozonte di Pompeoli (di Cilicia) (c. 304). Dello ierarca Giovanni, arciv. di Novgorod (1186). Del ven. mart. Macario di Kanev, igùmeno di Pinsk, taumaturgo di Perejaslavl’ (1678). Del ven. Macario di Optina (1860). Dei venn. Alessandro Peresvet (1380) e Andrea Osljaba (c. 1380), di Radonezh1. Del ven. Serapione di Pskov (1480). Degli app. dei 70 Evodo (66) e Onesiforo (dopo 67). Del mart. Eupsichio di Cesarea (di Cappadocia) (117-138). Del ven. Luca di Glubokorechensk (dopo 975). Sinassi dei neomartiri e confessori di Kazakhstan (celebrazione mobile la 1a domenica dopo il 3/16 settembre). Degli ieromartt. Pietro Snezhnitskij e Michele Tichonitskij (di Orlov)2 presbiteri (1918); degli ieromartt. Eugenio (Zërnov), metr. di Gor’kov, e con lui Stefano Krejdich presbitero e venn. martt. Eugenio (Vyzhva), Nicola (Ashchep’ev), igùmeni e Pachomio (Ionov), ieromonaco; degli ieromartt. Gregorio Averin, Basilio Sungurov presbiteri, del ven. mart. Leone (Egorov), archimandrita (1937).

Apostolo: di Domenica prima dell’Esaltazione: Gal § 215 = 6:11-18;  del giorno: 2 Cor § 176 = 4:6-15;  e del martire: Ef. § 233 = 6:10-17

Vangelo: di Domenica prima dell’Esaltazione Giov § 9 (3:13-17); del giorno (sotto la pericope):  Matteo § 92 = 22:35-346;  e del martire: Giov. § 52 = 15:17-16:2.

Il brano proposto per la quindicesima Domenica dopo Pentecoste è ancora preso dal vangelo di Matteo ed è ancora ambientato nel tempio di Gerusalemme nel contesto dello scontro serrato tra il Cristo e le autorità giudaiche che questa volta vede protagonisti i farisei.

La pericope evangelica è incentrata su due domande: una posta da un dottore della legge al Cristo e due fatte da Cristo stesso ai farisei.

Le domande per natura esprimono una ricerca mentre le risposte cercano di delimitare l’orizzonte di senso, servono a dare un significato alle cose.

Il quesito del dottore della legge, non è una domanda sincera, destinata a comprendere a mettersi in relazione ma è una domanda fatta, come nota l’evangelista, con il solo scopo di mettere alla prova: “Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?” (Mt, 22,35). Il dottore della legge conosce già la risposta, egli è un conoscitore della legge e della Scrittura, la possiede e la applica ma vuole verificare se Colui che tutti chiamano Maestro lo è davvero.

Il Salvatore fornisce una risposta ineccepibile per il dottore della legge e cita lo Shema Israel, il comandamento che il credente ebreo ripeteva e ripete tre volte al giorno: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua vita e con tutta la tua mente” (Dt 6,4-5). Poi chiosa: “Questo è il grande e primo comandamento”, ma subito va oltre, accostando al comandamento dell’amore per Dio quello dell’amore per il prossimo: “un secondo è altrettanto importante, amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mt, 22, 39). Per il Signore non c’è amore per Dio, senza amore per il prossimo. La Legge e i profeti, la fede, la stessa vita dell’uomo debbono essere basati su quest’amore a due dimensioni, verticale verso Dio e orizzontale verso gli altri. Con la sua risposta il Signore riempie di senso una domanda scaltra, indica un orizzonte di senso dove l’amore viene dispiegato interamente in tutte le sue dimensioni e diventa fondamento della vita.

Nel brano seguono due domande di Gesù. Sono due domande che hanno come scopo quello di rivelare ai farisei la Sua identità di Cristo e Salvatore. E per fare ciò il Signore cita la Scrittura, il salmo 109 (110), per far comprendere ai farisei che la loro conoscenza sul Messia – limitata alla figliolanza dalla stirpe di Davide – è limitata e gli rende impossibile vedere la Salvezza che è sotto i loro occhi.

I farisei davanti alle questioni poste dal Signore non hanno risposte, ammutoliscono e da quel giorno in poi non osano più interrogarlo. Ciò accade perché esistono domande giuste e domande sbagliate, domande sincere che portano frutto e altre che sono solo sterili stratagemmi.

Ci sono però anche risposte diverse. Risposte che tendono ad imbrigliare e a imporre qualcosa e risposte che aprono orizzonti, liberano mente e cuore e li rendono capaci di correre verso una comprensione piena.

Le domande e le risposte dei farisei non rispettano il cuore e la mente dell’uomo, sono un stratagemma per imbrigliarli e così facendo pretendono anche di legare, di costringere Dio stesso e la sua Grazia dentro recinti imposti e ben delimitati.

Le domande e le risposte del Salvatore sono invece liberanti, conferiscono un senso alla vita, mettono in crisi se necessario, costringono necessariamente a vedere oltre.

Dovremmo riflettere sulla qualità delle nostre domande e delle nostre risposte, forse a volte ci chiudono orizzonti e sentieri. Così come dovremmo fare attenzione alle domande e alle risposte che ci vengono dall’alto e forse soprattutto alle prime perché è facile subissare Dio di domande e pretendere risposte ma difficilissimo lasciarsi interrogare dal Suo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo che è contemporaneamente domanda e risposta del Padre agli uomini.

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