Quattordicesima Domenica dopo Pentecoste

13 settembre/31 agosto

Domenica 14° dopo Pentecoste. Non c’è digiuno. Tono 5°. Deposizione della
venerabile cintura della Santissima Madre di Dio (395-408). Trasferimento delle reliquie dei
retto-credenti principe Pietro, nel monachesimo Davide, e principessa Febronia, nel monachesimo Eufrosinia, taumaturgi di Murom (1992) (celebrazione mobile la domenica prima del 6/19 settembre; per l’ufficiatura vedi 25 luglio 1 ). Dello ieromart. Cipriano, vesc. di Cartagine (258). Dello ierarca Gennadio, patriarca di Costantinopoli (471). Sinassi dei santi di Nizhnyj Novgorod (celebrazione mobile la 1° domenica dopo il 26 agosto/8 settembre). Sinassi dei santi di Saratov (celebrazione mobile la domenica più vicina al 31 agosto/13 settembre). Sinassi dei neomartiri di Jasenovac (1941-1944) (Serb.). Degli ieromartt. Alessandro Ljubimov presbitero e Vladimiro Dvinskij diacono (1918); degli ieromartt. Michele Kosukhin e Miron Rzhepik presbiteri (1937); dello ieromart. Demetrio Smirnov presbitero (1938).

Apostolo: 2 Cor 1:21-2:4

Vangelo: Matteo (22:1-14)

La parabola del banchetto nuziale in Matteo ha un parallelo nel vangelo di Luca (14,16-24) ma è molto diversa nei toni tanto da apparire al lettore estremamente dura soprattutto se si guarda al comportamento del re che dapprima punisce con fuoco e fiamme i primi invitati e la loro città e poi caccia fuori quell’ospite che pur avendo accettato l’invito al banchetto di nozze osa presentarsi senza veste nuziale. La parabola probabilmente è così dura per via del contesto di dura opposizione in cui viene pronunciata da Gesù: siamo a Gerusalemme nel tempio e Gesù parla in aperta contrapposizione con le classi dominanti ebree, in un crescendo che prepara alla passione e alla morte di Gesù. Eppure il contesto non deve distrarci dal nocciolo della parabola che, come per quella dei vignaioli omicidi pronunciata poco prima, è il rifiuto di Dio che rischia di insinuarsi nel cuore degli uomini di ogni tempo.

Il banchetto nuziale è immagine del Regno di Dio, icona della partecipazione della vita degli uomini alla vita di Dio che è perennemente offerta a tutti perché Dio stesso è comunione d’amore che eternamente si offre agli uomini. Dio ci chiama all’unione con lui, sempre, ma la scelta di partecipare è sempre e soltanto nostra. Ecco che così la parabola diventa occasione per fare una carrellata sui tipi di rifiuto che opponiamo alla comunione con Dio: ci sono coloro che ignorano semplicemente l’invito, ci sono poi quelli che adducono scuse su scuse dando precedenza ai propri affari e interessi e poi ci sono anche coloro che rispondono con violenza, che si oppongono all’invito del Re insultando e uccidendo i suoi messi. Tutti questi rifiuti indignano profondamente il Re che non ha esitato a dissipare le proprie ricchezze per offrire un banchetto degno per le nozze del proprio figlio e l’indignazione è tale che chiama tutti indifferentemente “assassini”.

In questo contesto di rifiuto però colui che più indigna il Re è colui che pur accettando l’invito, si presenta senza la veste nuziale, senza l’abito adatto alla festa. San Gregorio Magno, commentando questa parabola, spiega che quel commensale che ha risposto all’invito di Dio a partecipare al suo banchetto, ha, in un certo modo, la fede che gli ha aperto la porta della sala, ma gli manca qualcosa di essenziale: la veste nuziale, che è la carità, l’amore. Egli prende parte al banchetto, mangia e beve avidamente ma non ha con sé l’indispensabile atteggiamento di apertura, d’amore che è richiesto per partecipare al banchetto del Regno. Quell’uomo è lì solo per prendere non per partecipare. Ecco perché quest’ultima figura che ammutolisce quando viene scoperta ha una sorte più dura di coloro che semplicemente hanno rifiutato: il suo è un rifiuto camuffato da partecipazione.

Nella Divina Liturgia, che è icona del banchetto celeste, della festa nuziale, il sacerdote prima della Comunione dice “con timore di Dio, fede e amore avvicinatevi” non fa altro che rinnovare l’invito del Re della parabola a prendere parte ai tesori del Regno. Non è un modo di dire ma un sottolineare che si è degni della Comunione solamente se si partecipa con il cuore e tutta l’esistenza tesa ed aperta all’amore di Dio.

Dice Agostino d’Ippona commentando questa parabola che “in un unico individuo esistono due impulsi dell’anima: la carità e la cupidigia” e ancora “Voi siete già dentro la Chiesa, vi siete già accostati al convito, ma non avete ancora l’abito da indossare in onore dello sposo, poiché andate ancora in cerca dei vostri interessi, non di quelli di Cristo. L’abito di nozze infatti s’indossa in onore dei coniugi, cioè dello sposo e della sposa. Voi conoscete lo sposo: è Cristo; conoscete la sposa: è la Chiesa. Recate onore allo sposo e alla sposa. Se onorerete come si deve gli sposi, voi ne sarete figli. Fate quindi progressi a questo riguardo. Amate il Signore e con questo sentimento imparate ad amarvi tra voi”.

Il rifiuto di Dio è certamente da temere ma ancor di più è da temere la partecipazione che nasconde il rifiuto e la cupidigia. In Dio, nell’Amore, non c’è mai doppiezza, c’è sincera dedizione e adesione. Cerchiamo di avvicinarci a Lui con “timore, fede e amore”.

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