Cristianesimo – Padre Aleksandr Men’

All’alba del 9 settembre 1990, mentre si sta recando a celebrare la divina Liturgia nella sua parrocchia, viene assassinato a colpi d’ascia Aleksandr Men’, presbitero del Patriarcato di Mosca e animatore di primissimo piano della rinascita culturale e spirituale della Russia dopo il tramonto del regime sovietico. Men’ era nato nel 1935, in una famiglia di origini ebraiche, e aveva vissuto la propria esperienza di cristiano fin dagli inizi in mezzo a mille difficoltà. Battezzato clandestinamente, nel 1958 il giovane Aleksandr si era visto annullare il diploma di pellicciaio a motivo della sua frequentazione dei circoli intellettuali cristiani. Ordinato tuttavia presbitero nel 1960, Men’ acquisì da solo una notevolissima cultura teologica, soprattutto nel campo delle scienze bibliche e della storia delle religioni. Egli mantenne una fitta rete di contatti segreti con gli intellettuali cristiani sparsi un po’ ovunque nel territorio moscovita, e svolse un intenso ministero pastorale nelle parrocchie a cui fu via via assegnato. Ovunque fu maestro di preghiera e di amore per la Scrittura. Più volte sottoposto a interrogatori da parte del KGB, divenne l’esponente più in vista della rinascita culturale della chiesa russa sul finire degli anni ’80, grazie alla fondazione di università per laici e di scuole di catechesi aperte al popolo. Forse fu proprio per questo, nonché per le sue origini ebraiche, che qualcuno dall’alto, dopo diversi avvertimenti, decise di porre fine alla sua instancabile attività di annunciatore del vangelo.

Ricordiamo questa splendida figura con le parole della sua ultima conferenza dedicata al tema del Cristianesimo, tenuta proprio il giorno prima di morire.

Cristo chiama l’uomo alla realizzazione dell’ideale divino. Bisogna essere uomini davvero limitati per potersi immaginare che il cristianesimo si sia già realizzato, che esso sia completamente costituito. «Nel IV secolo», sostengono alcuni; «nel XIII» o in qualche altro periodo storico, rispondono altri. In realtà, il cristianesimo ha mosso soltanto i suoi primi passi, e sono stati passi timidi nella storia del genere umano. Molte parole di Cristo rimangono tuttora incomprensibili ai nostri orecchi. Se infatti la freccia del Vangelo ha come bersaglio l’eternità, noi siamo ancora dei neandertaliani dello spirito e dell’ethos. La storia del cristianesimo non è che agli inizi, e ciò che è accaduto prima, ciò che ora chiamiamo la storia del cristianesimo, sono tentativi per metà inetti e infruttuosi di attuarlo.

Voi mi direte: «Ma come? Abbiamo avuto maestri della statura di un Andrej Rublev!». Certo, vi sono stati grandi santi, ma non erano che precursori: essi si stagliarono su di un oceano di fango, di sangue e di lacrime. Gesù non ha mai smesso di interrogare gli uomini. Egli interpella ciascuno di noi. Gesù Cristo è il volto umano dell’Infinito, dell’Inesplicabile, dell’Impenetrabile. Ed ecco che all’improvviso possiamo chiamarlo per nome. Ed è un nome umano.

Si noti che Cristo non ha lasciato al cristianesimo una sola riga scritta da lui, come Platone, che ci ha lasciato i suoi dialoghi; Non ci lasciò le tavole su cui era scritta la Legge, come Mosè lasciò le tavole; Non ha dettato il Corano come Maometto; Non ha dato insegnamenti come ha fatto Gautama Buddha. Ma ci ha detto: “Rimango con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

Il cristianesimo è la santificazione del mondo, la vittoria sul male, sulle tenebre. È iniziato nella notte della Resurrezione e continua finché esiste il mondo”.

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