Tredicesima domenica dopo Pentecoste

24 agosto 2020 / 6 settembre 2020 – Domenica

vecchio calendario/nuovo calendario

Domenica 13a dopo Pentecoste. Non c’è digiuno Tono 4°.

Del ven. martire Cipriano (Nelidov), ieromonaco; dello ieromart. Eutichio (Felice), discepolo dell’ap. Giovanni il Teologo(I). Trasferimento delle reliquie dello ierarca Pietro di Mosca, taumaturgo di tutta la
Russia (1479). Sinassi dei santi di Mosca (celebrazione mobile la domenica prima del 26 agosto/8settembre). Del ven. Arsenio Komel’skij, igùmeno (1550). Del ven. Aristocleo (Amvrosiev), anziano di Mosca 1 (1918). Del mart. Tatione di Claudiopoli in Bitinia (305). Della mart. Sira, vergine persiana
(558). Del ven. Giorgio il Limniota (Ozërnik) (c. 716). Del pare agli app. Cosma di Etolia, ieromonaco (1779); dello ieromart. Massimo Gorlitskij, presbitero (1914). Del ven. mart. Serafino (Shakhmut’) (1946). Apparizione della Santissima Madre di Dio al ven. Sergio di Radonezh. Dell’icona Petrovskaja della Madre di Dio (c. 1306).

Apostolo: 1 Cor § 166 = 16:13-24

Vangelo: Matteo § 87 (21:33-42)

Settembre in larga parte del Mediterraneo e anche in qualche altro paese d’Europa è il tempo della vendemmia. I grappoli maturi sono il frutto di una grande fatica, e chi conosce il mondo contadino sa benissimo quanta fatica ed attenzione ci siano nella cura di una vigna.

La parabola cosiddetta dei “vignaioli malvagi o omicidi” che ci viene proposta dalla liturgia nella versione secondo il santo evangelista Matteo ruota proprio attorno ad una vigna curata con grande amore da un padrone che l’affida successivamente a dei lavoratori. I vignaioli però nel racconto di Gesù non si dimostrano esattamente dei lavoratori onesti, anzi al momento del raccolto quando il padrone manda i suoi servi per riscuotere il raccolto i vignaioli letteralmente fanno fuori tutti coloro che vengono mandati dal padrone. Il padrone, pazientissimo, manda per ultimo suo figlio pensando che davanti al sangue del suo sangue i vignaioli avrebbero lasciato i loro propositi bellicosi. Invece il figlio viene cacciato dalla vigna e ucciso.

L’accanimento dei vignaioli specialmente contro il figlio del padrone era dettato dalla consuetudine antica che un se un padrone moriva senza eredi i suoi possedimenti sarebbero andati a chi ne avrebbe preso possesso, e dunque gli stessi vignaioli. La vigna infatti era ed è un bene preziosissimo tanto che nell’antichità piantare una vigna era una grandissima manifestazione d’amore, un investimento sul futuro, tanto da diventare sinonimo di mettere su famiglia.

Ciò che colpisce in questo brano del vangelo è che a fronte dell’immensa generosità e pazienza di un padrone che non solo si impegna tantissimo per piantare questa vigna ma soprassiede a lungo sui comportamenti ostili dei suoi lavoratori non corrispondono analoghi sentimenti, non c’è nessuna reciprocità nel bene, anzi sembra che più cresca la generosità e l’amore del padrone più cresca l’ostilità e l’ingordigia dei vignaioli: ad un abisso d’amore si contrappone inspiegabilmente un abisso di rifiuto e di avidità.

L’amore rifiutato è il dramma più grande che l’uomo conosca e forse è anche il dramma di Dio. L’incapacità di entrare in una relazione di scambio e di comunione, l’affermazione egoistica della propria volontà e della propria autonomia estinguono l’amore e ogni pazienza.

Al culmine di questa parabola – quando il padrone manda il suo figlio – è detto esplicitamente che i vignaioli vedendo arrivare il figlio/erede prima di ucciderlo “lo cacciarono fuori dalla vigna”(Mt. 21,39). La parabola si conclude quando la vigna che è stata fatta per lavorare insieme, portare frutto, per incontrarsi, diventa luogo di esclusione e latrocinio.

Posti davanti a queste due esistenze, quella indurita del vignaioli e quella d’amore ad ogni costo del Padre e del Figlio nello Spirito Santo, vale la pena di far risuonare l’inno stupendo che san Efrem il Siro produsse meditando sulla pietra scarta dai costruttori (Sal 118, 22) richiamata da Gesù alla fine della parabola (Mt 21,42):

“I gentili, cuori duri, cuori di pietra, lodarono e acclamarono la Pietra scartata dai costruttori e che divenne capo d’angolo. Commosse davanti alla Pietra, le pietre gridarono”.

Sì la nostra tendenza è di essere pietre, ma la Grazia che cerchiamo è di commuoverci davanti alla Pietra che è Cristo Gesù, Redentore e Salvatore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...