Omelia del Patriarca Kirill nella IV domenica di Quaresima

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Per la particolare importanza delle parole di sua santità il Patriarca Kirill sull’attuale situazione determinata dalla diffusione del virus COVID-19 riportiamo il testo integrale dell’omelia pronunciata dal capo della Chiesa ortodossa russa il 29 marzo 2020 nella Cattedrale di Cristo Salvatore alla fine della Divina liturgia di san Basilio celebrata nella IV domenica di Quaresima.

Oggi la nostra Patria sta attraversando una prova molto difficile. Come sapete siamo esposti ad una pandemia causata di un terribile virus. Ricevo notizie da diversi Paesi ma mi ha particolarmente commosso la lettera di una credente ortodossa dall’Italia.
Questa lettera, ve lo ripeto, mi ha profondamente commosso. Questa donna mi ha scritto: “Santità, capisco molto bene i moscoviti, gli abitanti di San Pietroburgo e di altre città. Vi sembra che questa terribile epidemia sia lontana e che non si sa se arriverà e se sarà così terribile. Noi stessi lo pensavamo due settimane fa, pensavamo che questa epidemia non avrebbe raggiunto Roma. E invece oggi siamo confinati nelle nostre case, gli obitori e persino gli stadi sono pieni di cadaveri che non possono nemmeno essere cremati.
La gente muore come si muore solo in tempi di terribili epidemie. A volte restiamo senza cibo oppure con la paura nello stomaco andiamo al negozio più vicino dove compriamo del cibo e torniamo a casa in fretta. Se ci dilunghiamo troppo rischiamo le multe della polizia. Non avremmo mai immaginato di dover affrontare tutto questo”.

Continua dicendo a tutti noi: “Come potete non capirlo? “E perché anche noi non riusciamo a capirlo? È perché, grazie a Dio, in nessuna famiglia è morto qualcuno ma se qualcuno muore, allora improvvisamente tutti capiranno, e il panico si scatenerà”.

La Chiesa oggi ci chiama a impegnarci a seguire scrupolosamente le raccomandazioni delle organizzazioni sanitarie russe. L’esempio di Maria l’Egiziaca testimonia che è possibile salvare la propria anima senza andare in chiesa. Non cito un esempio qualsiasi ma l’esempio di una santa di cui onoriamo la memoria questa settimana. Una santa che è fuggita dalle chiese e dai monasteri per isolarsi nel deserto.

Naturalmente, oggi il deserto non si trova a Mosca, San Pietroburgo o in qualsiasi altra città. Ma c’è un posto che può diventare un deserto, ed è la nostra casa. Rendiamo le nostre case un deserto e innalziamo in esse una fervida preghiera. Realizziamo l’ascesi di non lasciare la nostra casa, come Maria l’egiziaca ha realizzato l’ascesi di non lasciare il deserto. Anche se certamente deve aver conosciuto sia la fame che la sete, noi nelle nostre città oggi possiamo procurarci cibo e bevande senza lasciare il nostro deserto.

Questo è il modo in cui dobbiamo vivere oggi. Non ascoltate la predicazione di sacerdoti stolti, ascoltate quello che il vostro Patriarca vi sta dicendo oggi, non di sua iniziativa ma perché segue l’esempio edificante di Santa Maria l’Egiziaca che ha salvato il corpo e l’anima ritirandosi nel deserto, in isolamento da ogni ambiente umano.

Non è un caso che la celebrazione della memoria di Santa Maria Egiziaca coincida con l’inizio del periodo di confinamento dovuto alla diffusione del Coronavirus. Dio non conosce il caso. Tutto è accaduto in questi giorni perché alla luce dell’ascesi di Santa Maria l’Egiziaca possiamo imparare a guadagnarci la salvezza fuori dalle chiese, in totale isolamento. Non dimentichiamoci però di guadagnare la nostra salvezza e non, scusate l’espressione, rendiamoci ridicoli come coloro che, approfittando dei giorni che il governo concede per dedicarsi alle proprie cose, al riposo, alla riorganizzazione della propria vita,  organizzando feste all’aperto, barbecue, musica e così via, sicuri che questi sono giorni di riposo che vengono concessi. Non sono giorni di riposo!

È il momento di esaminare i propri pensieri, di sistemare la propria vita familiare, i propri rapporti con i colleghi, i familiari, i propri cari. Perché ognuno possa creare un modello di relazioni pacifiche, come quella che, nel suo lontano deserto, Santa Maria l’Egiziaca è stata capace di creare in un mondo afflitto dal peccato. Maria ha combattuto contro il diavolo che si è impadronito delle anime umane, noi oggi dobbiamo combattere le forze del male che si impadroniscono dei nostri corpi e, attraverso di esse, delle nostre anime.

Per questo, miei cari, vi esorto a non andare in chiesa fino a quando non avrete ricevuto una speciale benedizione patriarcale e, se qualcuno vi dirà qualcosa, ricordategli l’esempio di Santa Maria l’Egiziaca. Non abbiamo altra risposta, dal momento che amiamo le nostre chiese. Per cinquantuno anni ho tenuto omelie dal pulpito, esortando la gente a frequentare la chiesa, a superare il malessere personale e le circostanze esterne. Ho dedicato tutta la mia vita a questa chiamata!

E voi comprendete, spero, quanto sia difficile per me oggi dirvi: astenetevi dal venire in chiesa, e che certamente non l’avrei mai detto se non fosse stato per lo stupefacente e salvifico esempio di Santa Maria l’Egiziaca, questa grande asceta che la Chiesa ortodossa onora proprio questa settimana e che durante la sua vita terrena ha acquisito la natura angelica. Lontana dai monasteri e dalle chiese, Santa Maria ha salvato la sua anima e ha dato al suo corpo fisico la forza di vivere in condizioni incredibilmente difficili per tutti gli anni che il Signore gli ha dato.

Per le sue preghiere, il Signore ci protegga da tutte le infezioni e le malattie. In particolare,  l’esempio di Santa Maria l’Egiziaca aiuti tutti noi a prendere coscienza dell’importanza di un ritiro nei deserti intimi che sono i nostri appartamenti. Prendiamo parte all’ascesi di Maria l’Egiziaca per salvaguardare noi stessi  e i nostri cari, e forse anche per sperimentare l’impresa di una santa che, nel suo ritiro, ha vissuto la maggior parte della sua vita solo grazie alla fede nel Signore e all’obbedienza alla Sua voce.

Noi crediamo che anche oggi il Signore ci chiama a seguire il cammino di questa santa anche nelle nostre grandi metropoli contemporanee.
Amen.

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