Dalla quarantena alla Quaresima

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No, Dio non ha messo l’Italia in quarantena, l’ha messa in Quaresima. 

E’ una convinzione che ho maturato in questi giorni così lunghi e lenti, fatti di relazioni ridotte al minimo, di maestosi silenzi, di lavoro, lettura e preghiera. Quarantena, questa parola prestata alla scienza dalla fede, ci rimanda al numero quaranta, un numero simbolico con cui tutta la Sacra Scrittura indicati i momenti salienti dell’esperienza di fede del popolo di Dio. Tempo di attesa, di purificazione , di ritorno al Signore ma anche di consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse.

Non abbiamo voluto questo tempo ma ci è stato dato da Dio come i quaranta giorni e le quaranta notti dati a Noè nell’arca a causa del diluvio, o i quaranta anni del popolo d’Israele nel deserto prima di entrare nella Terra promessa.

Si tratta sempre di una lunga attesa, di una prova anche dura ma soprattutto di un tempo sufficiente per vedere le opere di Dio.

Il capitolo 8 del Deuteronomio è uno degli esempi dell’attività incessante di rilettura e di commento dei testi biblici più antichi perché possano illuminare situazione nuove:

Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi.  Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Il tuo vestito non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni. Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, così il Signore tuo Dio corregge te.

(Dt 8, 2-5)

Alla luce di questa Parola il tempo di difficoltà che stiamo vivendo può e deve essere vissuto come kairos, come tempo di grazia. Questo è un tempo utile per scoprire veramente cosa abbiamo nel cuore, se siamo attaccati alle cose di questo mondo che passa oppure siamo saldi nella Sua Verità. E’ un tempo per capire che non viviamo soltanto di pane, delle cose del mondo ma viviamo di ciò che esce dalla bocca del Signore, della sua Parola e del pane venuto dal cielo che è l’eucarestia. Nella certezza che il nostro vestito non si logorerà e il nostro piede non si gonfierà.

No non siamo in quarantena, siamo in Quaresima.

Ma la quaresima non è fine a se stessa è per la Pasqua. Siamo chiamati allora, come diceva il filosofo russo Nikolaj Berdjaev, a “trasformare l’oscura sofferenza che conduce alla perdita dell’uomo in una sofferenza trasfigurata, la quale è via di salvezza (…). Ogni cristiano dovrebbe vivere la sofferenza come una penetrazione di luce, come qualche cosa che ha senso nell’ambito del proprio destino”.

La quarantena come la quaresima ha una fine anzi un fine: la luce della Pasqua. Sull’esempio dei santi monaci e asceti viviamo questo tempo come tempo di educazione da parte di Dio, come graduale penetrazione di luce, quella luce pasquale nella quale e per la quale viviamo.

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