Il battesimo del popolo della Rus’ (988)

 

1321094297_krewenie_wankov-1.jpgIl brano che segue è tratto dalla Cronaca degli anni passati (o Cronaca di Nestore, o Manoscritto Nestoriano) che è la più antica storia della Rus’ in lingua slava che la tradizione attribuisce al monaco Nestore della Lavra delle Grotte di Kiev. 

Si tratta di uno stupendo affresco del momento del battesimo di massa del popolo della Rus’ kievana avvenuto per volere del gran principe Vladimir che poco prima aveva riconosciuto la fede cristiana ortodossa dei greci come la più bella e adatta al suo popolo.

Una memoria storica e anche metastorica, dato che il battesimo della Rus’ non segna solo l’inizio ufficiale dell’epopea cristiana nelle sterminate terre da Kiev a Novgorod ma anche la nascita di un cristianesimo che continua ad affascinarci e a parlarci con le sue ricchezze inesauribili.

Vladimir prese l’imperatrice Anna, il vescovo Anastasio e i sacerdoti di Cherson, con le reliquie di san Clemente e di Teba, suo discepolo, e prese anche i vasi sacri [è cosiddetto l’insieme di calice, diskos, asterisco, lancia e labida] e le icone per il culto. Fece costruire a Cherson una chiesa [di San Giovanni Battista] su un’altura al centro della città, formata dall’accumulo della terra che avevano sottratto dall’ammassamento [durante l’assedio], e quella chiesa esiste ancora oggi. Prese anche due idoli di bronzo e quattro cavalli di bronzo, che stanno ancora oggi dietro la [chiesa di] Santa Madre di Dio e che gli ignoranti credono fatti di marmo. Quale dono nuziale all’imperatrice, riconsegnò Cherson ai Greci e ritornò a Kiev.

Appena giunto, ordinò di abbattere le immagini dei falsi dèi, che furono gli uni fatti in pezzi con l’accetta, gli altri gettati nel fuoco. Ordinò poi di attaccare [la statua di] Perun alla coda di un cavallo e di trascinarlo giù dalla collina lungo la via di Boričev fino al fiume Ručja, e comandò a dodici uomini di percuoterlo con le verghe. Non fece agire in tal modo perché ritenesse che il legno fosse sensibile, ma per fare oltraggio al demonio che, sotto questa forma, aveva ingannato gli uomini e, dagli uomini, ricevesse il castigo. «Grande è il Signore […] e la sua grandezza non si può misurare» [Sal 145 (144),3]. Ieri era onorato dagli uomini, oggi è invece insultato. Mentre lo [Perun] trascinavano lungo il Ručja verso il Dnepr, gli infedeli piangevano per lui, giacché essi non avevano ricevuto il santo battesimo. Dopo averlo trascinato, lo gettarono nel Dnepr. E Vladimir ordinò: «Se esso si dovesse fermare da qualche parte, respingetelo dalla riva fino a quando avrà superato le rapide, solo allora potrete abbandonarlo». Essi fecero quanto ordinato. E abbandonato, una volta oltrepassate le rapide, il vento lo arenò su un basso fondale che da allora fu chiamato il Fondale di Perun, nome che porta ancora oggi.

In seguito, Vladimir mandò un avviso per tutta la città: «Domani, chiunque, ricco o povero, mendicante o artigiano, non verrà sulla riva del fiume, sarà mio nemico!». Gli abitanti, udito ciò, si affrettarono [o: andarono con gioia], dicendo: «Se il battesimo non fosse stato una buona cosa, il principe e i bojari non l’avrebbero accettato». Il giorno dopo Vladimir andò sulla riva del Dnepr accompagnato dai sacerdoti della principessa e da quelli di Cherson, e un popolo innumerevole li accolse. Ed entrarono nell’acqua: alcuni erano immersi fino al collo, altri fino al petto, i più giovani erano sulla riva, altri tenevano i bambini, gli adulti si avvicendavano e i sacerdoti, ritti, recitavano le preghiere. Ed era una gioia, in cielo e in terra, vedere la salvazione di tante anime. Intanto il demone gemendo diceva: «Disgrazia a me, eccomi cacciato. Speravo di stabilire qui la mia dimora perché gli apostoli non vi avevano insegnato, né conoscevano Dio, ed ero io a godere del culto che mi offrivano; ed eccomi vinto da un ignorante, non dagli apostoli o dagli martiri, e non regnerò più in queste terre». Battezzato, il popolo se ne tornò nelle proprie case.

 

Vladimir si rallegrò di aver conosciuto Dio, lui e il suo popolo, alzò gli occhi al cielo e disse: «Dio, creatore del cielo e della terra, volgi lo sguardo su questo popolo nuovo, e permettigli di riconoscerti come il vero Dio, così come ti hanno conosciuti i paesi cristiani. Fortifica in loro la vera fede, rendila incrollabile, e aiutami, o Signore, contro il nemico [il diavolo], in modo che, confidando in te e nel tuo potere, possa trionfare sui suoi inganni». Detto ciò, ordinò di costruire una chiesa nello stesso luogo ove si trovavano gli idoli. E costruì la chiesa di San Basilio sul colle dove prima si ergevano gli idoli di Perun e degli altri dèi, e dove prima il principe e il popolo facevano sacrifici.

E cominciò a disseminare di chiese e di sacerdoti le città e a indurre a farsi battezzare tutti gli abitanti delle città e dei villaggi, poi mandò a cercare i figli delle famiglie più illustri e li fece istruire sui libri; le loro madri piangevano per essi, perché non erano ancora rinforzate nella fede, perciò li piangevano come morti. Ma, quando essi furono messi a studiare i libri, si compì in Russia la profezia che dice: «Udranno in quel giorno i sordi le parole di un libro e la lingua dei balbuzienti si scioglierà» [Is 29,18 e cfr. Is 33,19]. Perché questo popolo all’inizio non conosceva le parole dello Spirito Santo [o: la parola scritta] così Dio per suo volere e per la sua pietà, fece la grazia, come disse il profeta: «Farò grazia a chi vorrò far grazia» [Es 33,19]. Ma «ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo» [Tt 3,5]. Benedetto sia il Signore Gesù Cristo che si affezionò agli uomini nuovi e illuminò con il santo battesimo la terra russa. Per questo ci prosterniamo a lui, dicendo: Signore Gesù, cosa possiamo offrirti per tutto ciò che hai dato a noi, noi peccatori? Non sappiamo con quali offerte ricambiare i tuoi doni. «Grande è il Signore e degno di ogni lode, la sua grandezza non si può misurare. Da generazione all’altra elogeremo le tue opere» [cfr. Sal 145 (144),3-4]. E diciamo con Davide: «Venite, applaudiamo al Signore, acclamiamo il Signore nostro Salvatore. Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia» [Cfr. Sal 95,1-2] e «Lodate il Signore perché è buono: perché eterna è la sua misericordia […] ci ha liberati dai nostri nemici» [Sal 136 (135),1 e 24], ossia dagli idoli pagani. E ancora con Davide: «Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore da tutta la terra. Cantate al Signore, benedite il suo nome, annunziate di giorno in giorno la sua salvezza. In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria, a tutte le nazioni dite i suoi prodigi. Grande è il Signore e degno di ogni lode […] la sua grandezza non si può misurare» [Sal 96 (95),1-4; Sal 145 (144),3]. Disse il Signore: «C’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte» e qui, non uno, non due si salvarono, ma una moltitudine innumerevole è ritornata al Signore, illuminata dal santo battesimo. Come disse il profeta: «Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli » [Ez 36,25]. Un altro profeta disse: «Qual dio è come te, che toglie l’iniquità e perdona il peccato […] ma si compiace d’usar misericordia? Egli tornerà ad aver pietà di noi, calpesterà le nostre colpe. Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati» [Mic 7,18-19]. San Paolo disse: «Fratelli, quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte […] perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» [Rm 6,3-4]. E altrove: «Le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove» [1 Cor 5,17]. «La nostra salvezza è più vicina ora […] La notte è avanzata, il giorno è vicino» [Rm 13,11-12]. Grazie alla fede del nostro principe Vladimir, «abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo» [Rm 5,2]. «Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione» [Rm 6,22]. Per questo siamo obbligati a servire il Signore, gioendo in lui. Disse Davide: «Servite Dio con timore e con tremore esultate» [Sal 2,11]. Intoniamo inni al Signore nostro Dio, dicendo «Sia benedetto il Signore, che non ci ha lasciati, in preda ai loro denti […] il laccio si è spezzato e noi siamo scampati» [Sal 124 (123),6-7] dagli inganni del diavolo. «E si dissolse il ricordo di lui con frastuono. Il Signore però vivrà in eterno» [cfr. Sal 9] presso i figli della Rus’ che celebrano la Trinità, mentre i demoni saranno maledetti dagli uomini fedeli e dalle donne pie, che hanno ricevuto il battesimo e la penitenza per la remissione dei peccati: genti cristiane nuove, prescelte da Dio.

 

Vladimir fu illuminato [battezzato], lui, i suoi figli e anche il popolo russo. Egli aveva dodici figli Vyšeslav, Izjaslav, Svjatopolk, Jaroslav, Vsevolod, Svjatoslav, Mstislav, Boris, Gleb, Stanislav, Pozvizd, Sudislav. Egli stabilì Vyšeslav a Novgorod, Izjaslav a Polock, Svjatopolk a Turov e Jaroslav a Rostov.

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