Messaggio pasquale di Sua Santità Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’

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Messaggio pasquale di Sua Santità Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’

ai membri dell’episcopato, del clero, ai monaci e alle monache, e a tutti i fedeli figli e figlie della Chiesa Ortodossa Russa.

Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo,

 che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati,

mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti (1 Pt. 1,3)

 

Amati fratelli nell’episcopato, reverendi padri, venerabili monaci e monache, cari fratelli e sorelle,

 in questo giorno solenne e meraviglioso, colmo di gioia particolare per il nostro Signore Gesù Cristo, risorto dai morti, vi porgo i miei auguri in occasione della grande e salvifica festa della Pasqua, rivolgendo a voi l’antico e vivificante saluto:

 CRISTO È RISORTO!

Oggi la pienezza della Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica, glorifica la Risurrezione del Figlio di Dio e del Figlio dell’uomo, il nostro Signore Gesù Cristo; la Risurrezione di colui che ha distrutto il potere della morte e ci ha aperto l’accesso al suo Regno incorruttibile. Oggi veramente l’universo intero si ricolma di luce: cielo e terra, e tutte le profondità! Celebra tutta la creazione il risorgere di Cristo: in esso stiamo saldi (il canone della Domenica di Pasqua).

Come le donne mirofore evangeliche e gli altri discepoli di Cristo che sono stati i primi testimoni della Risurrezione, siamo chiamati ad annunciare questa grande gioia agli altri – a coloro che ci sono vicini e cari, coloro che conosciamo, coloro che ci circondano. Gli diciamo: Cristo è risorto! E proprio come allora, tanti secoli fa’, alcuni di loro ci credono, rispondendo subito: è veramente risorto! Altri, come San Tommaso Apostolo, dubitano, dicendo: prima che io lo veda, che lo tocchi, non crederò (Gv.20,25). Altri ancora rifiutano del tutto quest’annuncio.

La fede nella Risurrezione di Gesù è quel fondamento irremovibile, quella colonna incrollabile, sulla quale si fonda il cristianesimo. “Se Cristo non avesse potuto risorgere dopo la morte, allora il peccato non sarebbe stato sterminato e la morte sconfitta <…> e sarebbe vana non solo la nostra predicazione, ma anche la vostra fede” (Omelia 39 sulla prima lettera ai Corinzi).

Tramite la sua passione redentrice il Signore ha unito il cielo e la terra, ciò che e temporale ed eterno. Ha superato quell’abisso che all’inizio della storia creò divisione tra i primi uomini e il Creatore. A causa di questa infrazione al comandamento datogli, a causa di inobbedienza al Creatore ebbe inizio il dominio del peccato e della morte nel mondo. Quando invece, secondo San Paolo, venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge,per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli (Gal. 4, 4-5).

Cristo, come agnello senza difetti e senza macchia (1 Pt. 1,19), toglie i peccati del mondo (Gv. 1,29). Mostrando obbedienza al Padre fino alla morte
e a una morte di croce
(Fil. 2,8), fa tornare l’umanità al suo Creatore e li rappacifica. Essendo per la sua natura il Figlio di Dio, ci rende figli di Dio per la grazia. Il Signore ci apre la strada della trasfigurazione morale e della rinascita nella vita eterna e beata di Dio, nel giorno del suo Regno che non tramonta (il canone della Domenica di Pasqua).

Dopo averci liberato dal dominio del peccato, avendo distrutto il potere dei Principati e delle Potenze, dei dominatori di questo mondo tenebroso(Ef. 6,12), il Signore sale al cielo, dove siede alla destra del suo Padre Eterno nella sua gloria inaccessibile. Nello stesso tempo non ci lascia qui, sulla terra, e rimane sempre accanto ai suoi discepoli, i quali formano il suo corpo – la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica. Cristo, il suo capo, conduce questa nave di salvezza nelle acque tempestose del mare della vita, fino al porto sereno dei cieli, dove Dio sarà tutto in tutti (1 Cor.15,28).

Facendo parte della santa Chiesa, noi cristiani siamo quelli che continuiamo la gloriosa opera del Signore nel mondo. Come l’immenso numero dei nostri fratelli e sorelle nella fede che hanno vissuto prima di noi – apostoli, donne mirofore, martiri, santi vescovi, monaci e beati, siamo chiamati ad acclamare il suo nome;
manifestare ai popoli le sue gesta
(1 Cr. 16,8). Siamo chiamati ad annunciare il Figlio di Dio e il Figlio dell’uomo, il quale per il suo immenso amore per noi ha versato il suo purissimo sangue sulla croce. Siamo chiamati a rendere a tutti testimonianza di colui che è stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità
(Is. 53,5) ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione (Rm. 4,25).

Carissimi fratelli e sorelle! Vorrei ancora una porgervi i miei più cordiali auguri in occasione della luminosa festa delle feste, la più solenne fra tutte le solennitàla salvifica Pasqua del Signore (il canone della Domenica di Pasqua). Come ci insegna San Giovanni Apostolo, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio… che ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati…Se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri (1 Gv.  4, 7-11)! Che queste sante parole siano costantemente il nostro orientamento in ogni cammino della nostra vita, che ci ispirino a fare buone opere e a servire i nostri vicini e lontani! Amen.

Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci in esso ed esultiamo, poiché Cristo è veramente risorto!

 

+KIRILL,

Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’

 

Pasqua del Signore 2019

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