Inadeguati salvati

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1 aprile 2019 / 14 aprile 2019 Domenica
Domenica 5° di Quaresima, della Venerabile Maria Egiziaca

Apostolo e Vangelo della 5° Domenica della Quaresima e della venerabile:
Ebr. § 321 dalla metà = 9:11-14 + Gal § 208 = 3:23-29                                                                  Mc § 47 = 10:32-45 + Lc § 33 = 7:36-50.

Arrivati quasi alla fine della Quaresima c’è questa sensazione di inadeguatezza, di non aver fatto abbastanza per prepararsi devotamente alla Pasqua. Il dubbio di non aver pregato a sufficienza, di non aver digiunato bene o semplicemente di non essere all’altezza dello sforzo ascetico ci assale.

Ora non si tratta dire che è tutto falso, che è una sensazione distorta. Anzi è proprio così! Siamo tutti inadeguati e limitati per questo abbiamo bisogno di essere toccati, anzi riempiti dalla Grazia di Dio.

Nella Tradizione la quinta domenica di Quaresima è dominata da questa figura austera e canuta di santa Maria egiziaca: il suo sforzo ascetico totale, la mortificazione della carne fatta con lacrime, preghiere e digiuni ci fa sentire ancora più inadeguati. Eppure questa madre della conversione e della penitenza non dovrebbe intimorirci e condannarci ma dovrebbe incoraggiarci. Maria, l’egiziana, era ben più che inadeguata. Era una peccatrice, una donna dalla vita dissoluta in preda alle peggiori passioni che però ad un certo punto si apre alla Salvezza. Con l’Apostolo Paolo potremmo sintetizzare: “laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (Rm 5,20).

Non è solo Maria l’egiziana ad incoraggiarci questa domenica ma anche i discepoli di Gesù, Giacomo e Giovanni.

Nel vangelo secondo Marco dopo ognuno dei tre annunci della passione fatti da Gesù nella sua salita a Gerusalemme è registrata una scena di incomprensione da parte dei discepoli. In questa domenica ci viene presentato il terzo annuncio della passione e morte, passaggio inevitabile verso la resurrezione (cf. Mc 10,32-34) e soprattutto c’è l’inadeguatezza di Giacomo e Giovanni che davanti a questo annuncio chiedono “di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra” (Mc 10,37).

E’ Gesù stesso a dimostrare -quasi con una punta d’ironia – l’inadeguatezza della richiesta dei due fratelli: “voi non sapete quello che chiedete”. Giacomo e Giovanni nonostante abbiamo seguito Gesù, siano stati con lui ancora non hanno compreso di quale gloria stia parlando il Signore. Nonostante questa palese inadeguatezza il Salvatore non li respinge ma li ammaestra sul destino di chi vuole seguirlo: l’offerta totale della propria vita sul Suo esempio.

Probabilmente mentre Gesù parlava del calice da bere, del servizio come dimensione esistenziale, Giacomo e Giovanni non si erano tolti dalla testa quella pretesa di sedere accanto a lui in quella gloria mondana che immaginavano.

Nell’immediato dai “boanèrghes, cioè ‘figli del tuono’” (Mc 3,17) non bisognava aspettarsi altro, tuttavia il loro destino ci dice che nonostante quella loro risposta inadeguata si sarebbero mostrati degni della sequela di Cristo. Quando Marco scrive il vangelo, intorno all’anno 70, sa che nel 44 Giacomo era stato martirizzato da Erode a Gerusalemme (cf. At 12,2) e Giovanni secondo alcune tradizioni farà la stessa fine.

Siamo degli inadeguati salvati per una disponibilità interiore alla Grazia.

Io padre, io fratello, io sposo, io casa, io alimento, io vestito, io radice, io fondamento: io sono tutto ciò, se tu vuoi; di nulla tu mancherai. Io ti servirò anche, perché sono venuto “per servire, non per essere servito” (Mt 20,28). Io sarò anche amico, e membro, e capo, e fratello, e sorella, e madre, tutto io sarò; solo, comportati familiarmente con me. Io sono stato povero per te, mendico per te, sulla croce per te, nel sepolcro per te; in cielo io supplico il Padre per te; in terra sono venuto ambasciatore per te da parte del Padre. Tutto tu sei per me: fratello, coerede, amico, membro. Che cosa vuoi di più? Perché respingi chi ti ama così? 

(San Giovanni Crisostomo,Comment. in Matth., 76, 5)

 

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