La Croce che illumina e non ottenebra

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Domenica 18 marzo/31 marzo 2019
3° Domenica del Grande digiuno, dell’Adorazione della Croce.

Apostolo: Ebr. § 311 = 4:14-5:6

Vangelo: Mc., § 37 = 8:34-9:1

Nel bel mezzo del cammino quaresimale la Santa Chiesa offre alla nostra contemplazione la Croce del Signore. Ad alcuni potrà sembrare un controsenso e potrebbe legittimamente chiedersi perché nel già faticoso cammino penitenziale fatto di digiuno e sacrificio ci viene posta davanti la Croce, il legno delle sofferenze e della morte del Salvatore e addirittura ci viene chiesto di prenderla sulle nostre spalle? (cfr. Mc 8,34) Questa è una preoccupazione corretta se guardiamo con gli occhi del mondo ma non lo è se guardiamo alla Croce con gli occhi della fede.

Questa domenica è una straordinaria possibilità per riscoprire quella che per l’Apostolo Paolo è la “sapienza della Croce”, e cioè il criterio cristiano per comprendere l’esistenza.

Non ci deve allora sorprendere se tutti i testi liturgici di questa domenica non sono cupi ma al contrario celebrano la gloria salvifica della Croce di Cristo e trasmettono speranza e forza per il cammino della Grande Quaresima. La Croce con gli occhi della fede nel Cristo risorto non è più strumento di morte ma di salvezza, è segno dell’amore di Dio.

San Teodoro Studita nel suo discorso sull’adorazione della Croce dice che il santo legno è “un albero che dona la vita, non la morte, illumina e non ottenebra, apre l’udito al paradiso, non espelle da esso”.

Seguendo Teodoro Studita dobbiamo comprendere che la Croce che oggi veneriamo non deve ottenebrarci ma al contrario illuminare la nostra esistenza.

Ed ecco che allora il brano del vangelo di Marco che la liturgia della Chiesa ci propone per questa domenica serve proprio ad illuminare la nostra vita, a darle un criterio nuovo. Il Signore convoca la folla e i discepoli per chiedere di prendere questa Croce e di seguirlo. Questa sequela segnata dalla Croce è un radicale ribaltamento delle convinzioni e delle certezze che tutti noi pensiamo di avere. Gesù promuove la logica del perdere e del lasciare ad un mondo che ieri come oggi pensa di accumulare per salvarsi. Il bene della vita non è guadagnare il mondo ma perderlo per guadagnare la vera vita, tanto che il Signore stesso chiede: “e che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?” (Mc 8,37).

La Croce è un richiamo insistente a formare la nostra vita sulla vera saggezza: non vivere per noi stessi, ma vivere nella fede in quel Dio del quale tutti possiamo dire: “Mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20).

Contemplando la Croce questa domenica ricordiamoci delle parole del Salvatore, del suo invito a prenderla su di noi e preghiamo con le parole che ci consegna il primo tropario del vespro del sabato:

“Illumina, o croce del Signore, con i bagliori dardeggianti della tua grazia, i cuori di quanti ti onorano e di quanti a te si stringono con amore ispirato, o desiderio dell’universo: per te è stata cancellata la tristezza delle lacrime, e noi siamo stati strappati ai lacci della morte e trasferiti alla letizia senza fine; mostra lo splendore della tua nobiltà, elargendo le ricompense della continenza ai tuoi servi che chiedono con fede la tua munifica protezione e la grande misericordia”.

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