Nessuno si salva da solo

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Domenica 11/24 marzo 2019 
Domenica 2° di Quaresima, del Santo Ierarca Gregorio Palamas, arcivescovo di
Tessalonica

Apostolo e Vangelo della 2° Domenica della Quaresima e del santo ierarca Gregorio.

Apostolo: Ebr § 304 = 1:10-2:3 + § 318 = 7:26-8:2

Vangelo: Mc § 7 = 2:1-12 + Gv § 36 = 10:9-16.

 

“Il mio peccato davanti a me è sempre” dice il salmista nel salmo 50 e in fondo il tempo della quaresima è un tempo per confrontarci serratamente con la realtà del peccato, del nostro peccato. Dobbiamo però avere la consapevolezza che davanti al peccato non siamo e non dobbiamo essere soli.

Ed è il vangelo di Marco di questa seconda domenica del tempo quaresimale che ci parla di questa compagnia salvifica davanti alla realtà del peccato.

Tutti noi siamo come il paralitico del capitolo secondo del vangelo di Marco: immobilizzati e ammutoliti dal nostro peccato. E come quest’uomo che alla fine del racconto ritroverà il vigore delle gambe e prenderà il suo tettuccio per tornare a casa, beneficiamo di una duplice compagnia: quella del Salvatore e quella di coloro che lo portarono a lui.

Nel racconto di Marco, il Signore ha solo una parola per il paralitico che gli viene mostrato: “Figliolo, i tuoi peccati ti sono perdonati” (Mc 2,5). Cristo rimette, annienta il peccato dell’uomo. La sua compagnia, che è compagnia di Dio agli uomini, è compagnia salvifica perché non solo rimette il peccato ma restaura l’uomo nella sua dignità. Il paralitico di Cafarnao è un uomo perdonato e ristabilito nella sua integrità fisica, è simbolo di una umanità ritrovata, restituita.

Alla compagnia salvifica del Cristo si affianca quella preziosa dei quattro uomini che secondo Marco fanno di tutto – compreso scoperchiare una casa – per portare il loro amico paralitico al cospetto del Salvatore. Queste quattro figure anonime hanno colpito moltissimo tutti i padri che si cimentarono nell’esegesi di questo brano. In particolare Beda il Venerabile vide nei quattro portantini un’immagine dei quattro evangelisti.

I quattro non sono delle semplici comparse, un dettaglio del racconto evangelico ma sono coloro che innescano la reazione del Salvatore: “Gesù, veduta la loro fede…” (Mc 2, 5). E’ la fede straordinaria di questi quattro uomini che si fanno largo nella folla e che poi scoperchiano il tetto della casa per calare la lettiga con il paralitico davanti al Maestro che determina la dinamica della Salvezza.

Sì i quattro sono i vangeli che ci portano a Cristo ma sono anche la comunità cristiana che con la propria fede e il proprio impegno porta e prepara il Regno di Dio.

Tra le pieghe degli scritti evangelici c’è questa grande consapevolezza e cioè che nessuno si salva da solo. La Salvezza non è una faccenda personale ma il destino di una comunità.

Se il cammino quaresimale è cammino verso Cristo allora è fondamentale riscoprire la dimensione comunitaria di questo cammino, la dimensione ecclesiale. Se non siamo soli davanti al peccato a maggior ragione non possiamo e non dobbiamo essere soli nel cammino di Salvezza!

Pensiamo con animo grato a quanti con il loro sforzo ci portano a Cristo! Pensiamo alla Grazia che ci viene distribuita copiosamente quando due o tre sono riuniti nel Suo nome! (cfr. Mt 18,20)

Volgiamo anche il pensiero a san Gregorio Palamas a cui la tradizione della Chiesa affida questa seconda domenica di Quaresima. Lui come tanti altri santi padri nel tropario è chiamato “sostegno e maestro della Chiesa” e lui si chiede la preghiera per la salvezza delle anime nostre, di essere come quell’evangelico portantino che fa di tutto per portare noi poveri paralizzati dal peccato a Cristo, taumaturgo delle anime e dei corpi.

 

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