Vedrai cose maggiori di queste!

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4 marzo/17 marzo 2016
Domenica 1° del Grande digiuno. Trionfo dell’Ortodossia.

Apostolo: Ebr. § 329 (dalla metà) = 11:24-26, 32 – 12:2.

Vangelo: Giov. § 5 = 1:43-51.

C’è un invito pressante che sale dai testi liturgici di questa prima domenica di Quaresima, ed è l’invito a vedere.

La lettura apostolica tratta dalla lettera agli Ebrei è una rassegna a contemplare la “grande schiera di testimoni” (Eb 12,1) della fede in Dio e soprattutto a fissare lo sguardo “su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta” (Eb 12,2).

Così anche la pericope evangelica tratta dal Vangelo di Giovanni è incentrata su questo vedere. Natanaele è l’ultimo di una catena di discepoli che su invito del Signore viene e vede. Nell’intera opera giovannea i verbi della visione hanno un ruolo fondamentale perché sono indissolubilmente legati all’atto di fede.

L’oggetto della visione, il fine di questo vedere è Cristo stesso, vero Dio e vero uomo. Non è un caso che questo correre di sguardi verso Cristo lungo il capitolo primo del Vangelo di Giovanni si concluda con una promessa e una rivelazione.

A Natanaele che nella sua profonda conoscenza delle Scritture riconosce Gesù come Figlio di Dio e Re d’Israele (Gv 1, 49) segue una promessa di Gesù: “tu vedrai cose maggiori di queste” (Gv 1, 50). Quali sono queste cose maggiori?

“In verità, in verità vi dico che [da ora in poi] vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo” (Gv 1, 51)

Ecco la rivelazione introdotto dal doppio amen: Gesù svela il mistero della sua persona, egli è il luogo in cui Dio si manifesta e si comunica agli uomini. E’ attraverso lui che cielo e terra sono nuovamente uniti.

Come i discepoli, i cristiani di tutti i tempi sono chiamati a vedere cose maggiori di queste, a riconoscere nel Figlio di Dio incarnato il sacramento della Salvezza. Siamo tutti chiamati, come diceva san Gregorio Magno, ad alzarci dalla storia al mistero (cfr. Omelia su Ezechiele I, 6, 3) a scoprire il mistero salvifico nella storia umana.

Non è un caso che i nostri padri abbiano scelto questa domenica di Quaresima per commemorare il trionfo dell’Ortodossia sull’eresia iconoclasta che distruggendo le icone distruggeva anche il principio fondamentale del cristianesimo e cioè la realtà dell’Incarnazione e della duplice consustanzialità di Gesù al Padre e all’uomo.

La venerazione delle icone è perpetuare questo vedere salvifico, questo sguardo sul Mistero è ben spiegato al vespro del sabato della Domenica dell’Ortodossia:

“Tu che per la tua divina natura non puoi essere circoscritto, essendoti incarnato in questi ultimi tempi, o Sovrano, ti sei degnato di venire circoscritto: assumendo infatti la carne, ne hai accettato tutte le proprietà. Noi dunque dipingendo la figura che intende rappresentarti, rendiamo omaggio a tali immagini in vista di colui a cui rimandano, innalzandoci all’amore per te, e ne attingiamo la grazia delle guarigioni seguendo le divine tradizioni degli apostoli” 

Ecco, nelle sante icone siamo chiamati a scorgere le “cose maggiori” annunciate dal Salvatore e cioè quella stessa salvezza che viene realizzata in lui e per mezzo di lui.

All’inizio della Grande Quaresima siamo subito chiamati a concentrarci sulla fine di questo cammino: contemplare Cristo Salvatore che si disvelerà pienamente con la sua Resurrezione.

 

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