E’ apparso il tempo delle virtù

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25 febbraio/10 marzo 2019
Domenica dei latticini. Commemorazione dell’espulsione di Adamo. Domenica del
perdono.

Apostolo: Rom § 112 = 13:11-14:4. Vangelo: Mt § 17 = 6:14-21.

E’ ora apparso il tempo delle virtù, e il Giudice è alle porte: non siamo mesti, ma piuttosto digiunando offriamo lacrime, compunzione ed elemosina, gridando: più della sabbia del mare sono stati i nostri peccati, ma tu a tutti perdona, o Redentore di tutti, perché possiamo avere la corona incorruttibile.

Così recita un tropario del vespro della Domenica dei latticini, la domenica che di fatto ci introduce alla Grande Quaresima che è chiamata anche Domenica dell’esilio di Adamo o Domenica del Perdono. L’arrivo del digiuno stretto, il canto dei toni quaresimali, il cupo vestirsi delle nostre chiese potrebbero indurci ad un po’ di mestizia che stride con l’allegria appena abbandonata della maslenitsa o dell’arrivo della primavera.

No, questo non è un tempo per la tristezza e ce lo rammento il Signore stesso nel brano evangelico di questa Domenica: “non abbiate un aspetto malinconico come gli ipocriti” (Mt 6, 16). Il tempo quaresimale che ci è apprestiamo a vivere è un tempo di virtù, un tempo per riscoprire la vita vera, quella vita che però ancora non viviamo.

Tutti noi viviamo una vita come quella che ebbe Adamo dopo la caduta e la cacciata dal paradiso (cfr. Gn 3), una è una “vita di morte” o “vita in morte”, dunque una sopravvivenza dove tutti gli sforzi sono orientati soltanto al rinvio della morte. Le tuniche di pelle con cui Dio ammanta l’uomo cacciato – e che tanto colpirono l’intelligenza dei Padri della Chiesa – non indicano altro che la condizione mortale dell’uomo.

Ora questo tempo quaresimale che ci apprestiamo a vivere è tempo utile per andare oltre questa condizione mortale, è tempo utile per ricordarci che le tuniche di pelle, la nostra condizione mortale non sono e non debbono essere la nostra condizione definitiva ma sono il luogo in cui sperimentare la misericordia e la benedizione di Dio che si manifesta in Cristo.

La tunica di pelle del nostro padre Adamo nel battesimo è stata sostituita dall’abito di luce di Cristo: l’uomo si è vestito di morte, ma attraverso Cristo si riveste di luce e di vera vita, cioè di Cristo stesso.

Le virtù che nella Quaresima siamo chiamati a vivere sono il mezzo per preparare e anticipare la vera vita che vivremo quando Dio “sarà tutto in tutti” (1Cor, 15,28). Ecco perché nel capitolo 6° del vangelo di Matteo che in questa domenica ci viene proposto il Signore ci fa questo invito pressante a non farci tesori in terra ma solo in cielo e a deporvi decisamente il nostro cuore (cfr. Mt 6, 19-21).

Il digiuno e il perdono che segnano questo inizio di Quaresima sono mezzi che ci aiutano a riscoprire la vita vera in Cristo, ad abbandonare la nostra condizione di peccato e di mortalità. Il digiuno perché è rifiuto della sottomissione all’istinto, agli impulsi della natura e il perdono perché è l’unico mezzo che abbiamo per sconfiggere la  divisione che è segno del trionfo del peccato nel mondo. Dice infatti giustamente san Giovanni Crisostomo che “nell’atto del perdono noi siamo più vicini a Dio di qualsiasi altro momento, perché perdonare vuol dire essere uguali a Dio”.

E’ giunta la Grande Quaresima, è apparso il tempo delle virtù. Non stanchiamoci di praticarle, mettiamo il nostro tesoro in cielo dove non ci sono ladri che possono scassinarlo e rubarlo. Lì sperimenteremo la vita vera che Cristo ci donerà.

 

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