Sulla nave di padre Oleg

33674520_1690998127604144_4269792087496458240_nMentre padre Oleg Artëmov mi versava ancora un po’ di vino in una tazza e mi mostrava sul suo computer video della Kamchatka e della base dei sommergibili nucleari pensavo a chissà quanti marinai erano stati rassicurati dal sorriso, dagli occhi azzurri e dall’affabilità nella piccola e umile cabina della nave oceanografica della marina russa “Admiral Vladimirsky”.
Sicuramente c’entra la sua fede profonda e semplice ma credo anche la sua esperienza di vita che lo ha portato a diventare marinaio, a comandare navi e poi ancora tra i cosacchi di cui divenne Atamano.
Quando padre Oleg mi ha raccontato di come i cosacchi e il vescovo Gideon lo vollero prete e di come poi finì a servire sui sommergibili nucleari stanziati nella Kamchatka mi sono rammaricato di non essere Emilio Salgari. Che storia! Che personaggio!
Ma padre Oleg queste cose le racconta con distacco, si entusiasma solo nel mostrarmi la foto del suo quarto nipotino e poi si cruccia un poco perché sua moglie Lidya gli dice che c’è la banca che fa storie.
Forse è questa la dote di questo uomo di Dio, trattare lo straordinario con la serenità della normalità in modo tale che le cose piccole siano grandi e quelle grandi piccole. Proprio come la cappella improvvisata a bordo della nave che padre Oleg mostra a tutti come la più bella delle cattedrali.

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