Viviamo solo se le nostre radici sono nella Santa Rus’

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Da un’omelia del Metropolita Anthony di Sourozh pronunciata il 5 febbraio 1983 nella Cattedrale di Minsk. 

Nel tropario di tutti i santi russi, si legge che i cristiani della nostra patria sono come il bel frutto della semina del Signore. I santi furono seminati nella vita e nella morte e grazie allo sforzo (podvig) di tutta la loro vita e di tutta la loro morte, resero misteriosamente la nostra terra – a volte invisibilmente, a volte così chiaramente – la Santa Rus’.

Questa semina è proseguita ancora più estesamente nel nostro secolo, quando 5 milioni di russi si sono trovati fuori dai confini del loro Paese natale, che era la loro madre e rimane la loro madre, amata, anche se lontana, e inaccessibile per anni e anni. Non è invano che questi milioni, la generazione dei miei genitori e la mia stessa generazione, si siano trovati in terre lontane, sparsi in tutto il mondo: essi dovevamo portare su tutta la terra l’annuncio solenne e radioso della Fede ortodossa, fede pura e ardente nella Risurrezione del Signore, la fede nella Croce, la fede nella sequela di Cristo, donando i nostri pensieri, i nostri cuori, le nostre vite – e talvolta anche la nostra morte – a coloro che hanno bisogno della giustizia (pravda) di Dio e della verità (istina) del Signore.

Pensate ad esempio all’Inghilterra: circa 600 russi arrivarono tra il 1919 e il 1923, una piccolo gruppo e oggi ne restano anche meno. Quelli che sono arrivati qui da adulti si sono inchinati a questa terra e hanno lasciato le loro ossa in questa terra straniera (anche se non del tutto estranea, perché seppellendo ogni russo depositiamo un pizzico di terra russa portato dalla nostra patria).

Ma la loro vita, le loro sofferenze, la solitudine degli esuli, la vita di uomini questi uomini che amavano una patria in cui non potevano tornare, questa vita non era vana.

I loro figli hanno ricevuto l’Ortodossia, i loro nipoti, i pronipoti sono rimasti ortodossi. E non solo loro: la nostra parola è risuonata in tutto il paese: le nostre chiese si sono moltiplicate, gli eterodossi di tutte le fedi vengono da noi per pregare, per rafforzare nella fede, per acquisire la fiamma della speranza, per rinnovare la gioia e percepire l’amore dell’ortodossia russa. Alcuni, piuttosto numerosi, dopo aver condiviso le nostre preghiere per molti anni, nell’amore fraterno, diventano ortodossi; altri, rimangono membri delle loro comunità ma portano dalla nostra casa nella loro chiesa, la Buona notizia (blagovestie) che manca.

Tutto ciò rende davvero la nostra diaspora un seme. Sì, il Signore ci ha preso, come i chicchi di frumento e ci ha sparsi nel mondo. Il chicco di frumento sente la sua solitudine e soffre di “morire” come migliaia di nostri antenati morirono molto lontano. Ma quando guardiamo il frutto delle loro vite, ciò che hanno trasmesso non solo ai loro giovani, ma anche agli eterodossi, ai conoscenti, ai medici e agli infermieri degli ospedali dove sono morti – trasmettendo fede ardente, speranza inalterabile, amore immortale, spegnendosi con gioia sul volto, rallegrandosi per il momento di incontrare l’amato Signore ed di rivedere coloro dai quali la morte sulla terra li aveva separati – vedendo tutto questo i nativi dell’Occidente imparano qualcosa di profondo e rendono grazie al Signore. E vengono da noi e noi rispondiamo loro, che siano nostri o no.

Siamo chiamati a portare il vangelo di Dio, la Buona notizia (blagovestie), la nuova vita e questa vita , noi la portiamo a tutti coloro che vengono da noi. Non tradiamo la nostra fede ma testimoniamo la nostra fede ovunque, con gioia. E oggi, mentre le denominazioni religiose occidentali in Inghilterra e ovunque cominciano a vacillare per l’impatto di varie visioni del mondo, la nostra fede ortodossa e la Chiesa ortodossa sono le uniche lentamente ma costantemente in crescita.

Noi possiamo vivere solo perché le nostre radici rimangono nella Santa Rus’. Quelli di noi che sono abbastanza grandi, che appartengono a lei per nascita o in virtù dell’infanzia dell’infanzia trascorsa in patria, sanno che tutte le loro forze provengono da questa amata terra, come in quel vecchio racconto russo, dove il guerriero trova forza quando tocca la terra dei suoi padri. Ecco perché per noi che apparteniamo alla Rus’ è così duro lasciare la nostra amata terra ed è per questo che per tutti, per la seconda, la terza, la quarta generazione, ma anche per gli eteroodossi che diventano ortodossi, è così importante tornare in patria, pregare nelle nostre chiese, venerare le reliquie di San Sergio, o San Nikita di Novgorod, di cui oggi facciamo memoria, toccare ciò che ppartiene all’eternità.

Noi amiamo la nostra Patria: sia quelli di noi che gli appartengono per il sangue, sia quelli di noi per i quali la Chiesa ortodossa russa è diventata Madre: tutti voi siete nostri fratelli, nostre sorelle, nostri parenti. Che il Signore vi benedica per il vostro amore, le vostre preghiere, per la vostra casa che non ci hai mai accolti come estranei, ma come appartenenti alla stessa Chiesa, perché siamo fratelli e sorelle di sangue, non il sangue terrestre, ma perché ci comunichiamo con il Corpo e il Sangue di Cristo. Un solo sangue scorre nelle nostre vene, quello di Cristo, un solo corpo copre le nostre ossa, quello di Cristo. Noi siamo il corpo di Cristo, il corpo di Cristo offerto per la salvezza del mondo, per mostrare la gloria e la vittoria della risurrezione. Abbiate fede in questa vittoria. Cristo è risorto e la vittoria di Dio è in noi e per il potere della grazia, nonostante la nostra debolezza, sarà su tutto il mondo, per cui il Signore è morto, per il quale è risorto.

Amen!

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