8/21 ottobre – Memoria del monaco Trifone, archimandrita di Vyatsk

Il monaco Trifone nacque da genitori pii che vivevano nella diocesi di Arkhangelsk. I genitori immaginavano un buon matrimonio per il loro ragazzo che però fin da giovane coltivava nel suo cuore un forte desiderio per la vita monastica. Quando il giovane Trifone capì le intenzioni dei suoi genitori essendo deciso a seguire la sua vocazione al monachesimo, abbandonò segretamente casa sua e raggiunse la città di Ustiug, dove trovò rifugio presso la casa di un prete che era conosciuto come uomo di preghiera e digiuni. Successivamente Trifone si spostò nella città di Orletsa, dove visse vicino alla chiesa soffrendo spesso la fame e il freddo, giunse poi al monastero di Pyshkorsk, sul fiume Kama. In questo monastero Trifone coronò il suo desiderio: l’igumeno Varlaam lo tonsurò e lo introdusse alla vita monastica. Trifone ad appena 22 anni si gettò nella vita monastica a capofitto, non perdendo un solo servizio in chiesa e adempiendo scrupolosamente alla sua obbedienza nel panificio del monastero. Quando cadde gravemente malato, San Nicola gli apparve e lo guarì, incoraggiandolo nello sforzo ascetico.
Presto nacque nel monaco Trifone il desiderio della solitudine che lo spinse sulle rive del fiume Mulyanka dove si stabilì nel luogo dove oggi sorge la città di Perm. In quel luogo si adoperò per la conversione cristianesimo degli Ostyak e dei Voguli (Mansi), due popolazione indigene che erano pagane. E come spesso accade questa vita ascetica fu seme di nuovi monasteri. Fu così che Trifone, ritiratosi verso il fiume Chusova fondò un monastero in onore della Dormizione della Madre di Dio. Nel 1580, giunto nella città di Khynov nella diocesi di Vyatsk, e fondò un altro monastero dedicato sempre alla Dormizione della Madre di Dio di cui però divenne archimandrita. L’archimandrita Trifone era un asceta rigoroso e usava portare sul suo corpo un cilicio e catene pesanti. La sua anima era assetata dell’illuminazione dei perduti con la luce della fede in Cristo. Egli dedicò tutta la sua energia a questo santo sforzo.
Prima della sua morte, il monaco Trifone scrisse un ultimo testamento ai fratelli, in cui dice: “Padri e fratelli, siate uniti intorno a Cristo! Prestate attenzione a un peccatore. Anche se sono un grande peccatore, peggiore di qualsiasi altro, Dio e la sua purissima Madre mi hanno permesso di servire la loro casa. Vi prego fratelli, per Dio e per la sua purissima Madre, di coltivare l’amore tra di voi perché senza l’amore nessuna virtù è buona davanti a Dio. Ricordate l’insegnamento uscito dalla bocca di Cristo per i discepoli : “Amatevi gli uni gli altri” (Gv 13,34) e ancora quellodell’Apostolo Paolo: “Portate i pesi gli uni degli altri” (Gal 6,2). Non giudicate davanti a Dio, né quando siete da soli in cella o insieme con i fratelli, con timore pregate nelle vostre celle e non trascurate in alcun modo le sante liturgie: sebbene ci siano altre cose da fare, date la precedenza alla chiesa: bisogna prima dare a Dio ciò che è Dio, e poi compiere le altre cose”. Il monaco Trifone si addormentò pieno di anni nel 1612 e venne sepolto nel monastero di Vyatsk da lui fondato.

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