La passione di Vladimir

13_125 gennaio (7 febbraio del nuovo calendario). Le  migliaia di nuovi martiri e confessori della fede che hanno reso testimonianza a Cristo nella persecuzione anti-religiosa nella Russia post-rivoluzionaria del XX secolo sono strettamente legati a questa data, non solo perché in questa giornata la Chiesa celebra la loro memoria ma perché è in fondo il loro dies natalis collettivo. Dei martiri celebriamo la sconfitta nel mondo e il trionfo nei cieli, il giorno della loro passione cruenta è il giorno che ricordiamo e così per i nuovi martiri e confessori della fede non celebriamo il giorno della loro glorificazione ma quello della loro nascita al cielo e oltre celebrarli singolarmente li celebriamo in sinassi: una sola fede, un solo martirio.

Il 25 gennaio del 1918 è l’inizio simbolico del calvario della Chiesa ortodossa russa, in quel giorno di quasi cento anni fa i bolscevichi umiliavano, torturavano e uccidevano il  Metropolita di Kiev  Vladimir (Bogoyavlensky).

Prima il pastore, poi le pecore. La vicenda del metropolita Vladimir è paradigmatica, nei suoi tristi ultimi giorni ritroviamo le storie dei tanti – vescovi, preti, diaconi, monaci e monache, semplici laici – che lo seguiranno negli anni successivi.

Quando nel 1886 Vasily Nikiforovich Bogoyavlensky venne tonsurato monaco gli venne dato il nome di Vladimir. Nel suo nome monastico c’era il suo destino di illuminatore della Rus’ e di legame con la cattedra di Kiev.

Nel suo lungo servizio episcopale vladyka – da Samara a Kiev, passando per Mosca e Pietroburgo – fu instancabile evangelizzatore e punto di riferimento nei salotti dell’aristocrazia moscovita come nelle fabbriche tra gli operai dove spesso si recava a discutere con loro. Memorabile la sua attenzione per l’educazione dei bambini e la lotta contro l’alcolismo.

Nel 1915 una serie di critiche a Rasputin gli costarono lo spostamento dalla sede di Pietrogrado a Kiev. Nella città del suo santo il metropolita Vladimir affrontò prove durissime.

Nel 1917 mentre l’impero russo si sgretolava dovette opporsi a quanti volevano disgregare l’unità spirituale della Rus’ creando una chiesa nazionale ucraina contrapposta a Mosca. Il Metropolita Vladimir subì calunnie di ogni tipo e arrivò a essere confinato nella Lavra delle Grotte di Kiev.

Nel gennaio 1918 la situazione a Kiev si aggravò ulteriormente con l’arrivo dei bolscevichi. La città venne messa a ferro e fuoco e la Lavra delle Grotte assaltata, i monaci spogliati e gettati nei freddi cortili.

Mentre la furia bolscevica si abbatteva sul centro spirituale della Rus’, il Metropolita Vladimir pregava incessantemente nella sua cella e attendeva i persecutori e la sua fine.

Il 21 gennaio celebrò la sua ultima liturgia.

La sera di venerdì 25 gennaio iniziò la passione di Vladimir. Col favore delle tenebre cinque uomini armati guidati da un marinaio penetrarono nella Lavra. Tutto era immerso nel sonno della paura, solo il metropolita vegliava. Quando gli armati giunsero a lui nella sua cella si accanirono contro il settantenne vescovo. Lo torturarono con la catena della sua panaghia e lo umiliarono.

Nonostante le urla e il fracasso nessuno accorse a vedere ciò che succedeva. Solo quando i 5 portarono fuori dalla sua cella il metropolita Vladimir sbucò il suo attendente che si chinò a lui per ricevere la benedizione. Il gesto fece andare su tutte le furie il marinaio che gridò: “mai più ti inchinerai a queste sanguisughe”. Il metropolita incurante di quelle parole terribili, benedisse l’attendente e lo salutò: “Addio, Filippo”.

L’ultima volta che lasciò la sua cella il metropolita Vladimir lo fece per andare a celebrare la Santa Liturgia, ora percorreva gli stessi passi per celebrare un’altro sacrificio. Il suo.

Il santo vescovo venne portato fuori. Giunti le luogo scelto il metropolita domandò: “volete uccidermi qui?”. “Perché no” replicarono gli aguzzini.

Il metropolita Vladimir si raccolse dunque in preghiera e poi rivolto ai suoi assassini disse: “Possa Dio perdonarvi”. Poi molti colpi di fucile ruppero il silenzio di quella notte fredda.

Il corpo martoriato e denudato del metropolita giaceva nella neve quando venne trovato da alcune donne che si recavano alla Lavra. Furono loro ad avvertire i monaci rimasti alla Lavra che recuperarono i resti mortali del loro vescovo e li ricomposero della chiesa di San Michele, la stessa dove il metropolita aveva celebrato la sua ultima liturgia.

La ferocia e l’odio che si accanirono contro Vladimir sono le stesse che si abbatterono su tanti altri vescovi, preti, diaconi e laici. Ma uguali furono anche il coraggio e la testimonianza della fede che trasformarono un olocausto silenzioso nella gloriosa sinassi dei nuovi martiri e confessori della fede della Rus’.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...